Archeologia industriale, anche in Puglia un tesoro da scoprire e valorizzare. L’intervista all’Architetto Antonio Monte

//Archeologia industriale, anche in Puglia un tesoro da scoprire e valorizzare. L’intervista all’Architetto Antonio Monte

Archeologia industriale, anche in Puglia un tesoro da scoprire e valorizzare. L’intervista all’Architetto Antonio Monte

L’archeologia industriale è la disciplina che a partire dallo studio dei luoghi, dei processi produttivi, dei resti materiali dell’industrializzazione (oggetti, macchine, edifici e altro) giunge alla ricostruzione della fisionomia di un determinato territorio, della sua storia, delle sue modificazioni e con essa alla conoscenza della storia di una comunità, della sua cultura , dell’ economia e della sua civiltà.

Ne parliamo con l’Arch. Antonio Monte  (ricercatore  CNR IBAM di Lecce  e Vice presidente dell’ AIPAI – Associazione Italiana per il Patrimonio Archeologico Industriale) che da oltre un ventennio si dedica allo studio della materia in ambito  nazionale ed internazionale ed all’impegno professionale per la catalogazione, salvaguardia  e valorizzazione di tale patrimonio  soprattutto in ambito regionale.

E dal suo lavoro di ricerca e dalle pubblicazioni  emerge chiaramente  che la Puglia  ha esempi significativi di archeologia industriale di grande attrattività.

“Certamente –a riguardo, dice l’Architetto Monte – la Puglia non ha nulla da invidiare alle zone di più lunga tradizione industriale. La prima industrializzazione in Puglia risale intorno al 1850 circa,le testimonianze del patrimonio archeo-industriale presenti su tutto il territorio pugliese sono migliaia e meritano di essere studiate e tutelate sia per il loro pregio artistico e architettonico che come testimonianza di un vissuto sociale e di un fattore economico. La storia della produzione industriale pugliese è fatta di olio, vino, cereali, pasta e tabacco “

E non solo ! Tanto che uno dei problemi anche riguardanti la pianificazione territoriale  è  concepire i siti di archeologia industriale da problema a risorsa.

“E’ vero- continua l’Arch. Monte -, in questi ultimi anni è maturata la convinzione che, proprio da tali aree, potesse partire un processo di riqualificazione di parti di centri urbani e di periferie, per restituire ai cittadini che ci vivono, un ambiente di vita dignitoso. La Regione Puglia, in passato,si è fatta promotrice di iniziative volte a spronare gli enti comunali a definire strategie messe a punto dai governi locali, per affrontare le situazioni di crisi della città mediante interventi non solo di riqualificazione fisica (urbanistica ed edilizia) ma anche di rinascita culturale e di sviluppo economico. E lo strumento della legge regionale 1/2015 se utilizzato efficacemente può essere di grande aiuto in questo processo”.

Ormai le molte esperienze europee insegnano che il recupero dei siti di archeologia industriale è anche recupero e valorizzazione di identità culturali.

Nel dialogo su tale tema l’Arch. Monte ribadisce che “sono patrimonio culturale i siti industriali dismessi, macchine utilizzate nei processi di produzione dove ancora si percepisce la storia del luogo, la memoria del lavoro, l’identità sociale ed economica.

Tutto questo oggi è conosciuto come patrimonio di archeologia industriale.  Il patrimonio industriale oggi è divenuto un campo di indagine interdisciplinare che lega istituzioni, professionisti e cittadini animati dalla sensibilità verso la cultura della patrimonializzazione, della conservazione, del riuso e della valorizzazione.  Nel caso della nostra regione i resti materiali sono legati al settore agroalimentare, a quello manifatturiero, all’estrattivo e alle infrastrutture di servizio e di trasporto.

Essi hanno lasciato sul territorio dei “valori identitari” che rappresentano la storia dell’industria e in molti casi, la memoria dei “luoghi del lavoro”.  Questi luoghi del lavoro, noti come opifici, fabbriche o stabilimenti, costituiscono un importante testimonianza della genialità e intraprendenza di numerosi artigiani che hanno trasformato le loro piccole botteghe in delle fabbriche a carattere industriale scrivendo una significativa pagina della storia d’impresa della Puglia”.

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2018-10-16T21:14:15+00:00

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